E’ uno dei momenti in cui una questione intima e personale diventa immediatamente politica: dichiarare la propria identità non riguarda solo la comunità omosessuale, ma tutta la società.

“Oggi è la giornata mondiale del coming out e il mio pensiero va a tutte e tutti quelli che non ancora non l’hanno fatto o stanno subendo le conseguenze per averlo fatto. Storie di cui nessuno sa, perché restano chiuse nei silenzi, nella vergogna, nelle strettoie della mente che evita, schiva, rimuove”. Così lo scrittore Jonathan Bazzi su Facebook celebra il Coming out day, il giorno dedicato a chi decide di non nascondere il proprio orientamento sessuale.

Il primo National Coming Out Day risale al 1988 ed è stato organizzato da Robert Eichberg e Jean O’Leary. Eichberg, morto nel 1995 a causa delle complicazioni dell’AIDS, era uno psicologo del New Mexico, O’Leary era un’attivista e leader politica lesbica di New York. La data dell’11 ottobre è stata scelta perché è l’anniversario della Marcia nazionale del 1987 a Washington per i diritti di Lesbiche e Gay. “La maggior parte delle persone pensa di non conoscere nessuno gay o lesbica, e in realtà, tutti lo conoscono. È imperativo uscire allo scoperto e far sapere alla gente chi siamo e dissuaderla dalle sue paure e dai suoi stereotipi”, ha detto Robert Eichberg nel 1993.

Nel 1869, cento anni prima dei tumulti di Stonewall, in Germania Karl Heinrich Ulrichs introdusse l’idea dell’autodenuncia come mezzo di liberazione per le persone omosessuali. Nel tempo, il coming out è stato analizzato dalla parte di chi lo fa o del resto della società, ma una o cosa è certa: è uno dei momenti in cui una questione intima e personale diventa immediatamente politica. Si tratta, infatti, di aprire gli occhi a chi ci sta vicino, mettere una persona di fronte ai sentimenti che prova per noi e chiederle se sono più forti delle sue paure e dei suoi pregiudizi. Si vince sempre, anche quando si perde, perché i rapporti si fanno più chiari, le priorità più evidenti, i legami diventano più forti. O si spezzano, ed è giusto anche così.

Tre lettere sono uguali, “out”, fuori. Ma si tratta di due espressioni assai diverse: il coming out è una scelta volontaria di chi lo fa, l’outing è deciso da altri. In entrambi i casi ci possono essere conseguenze importanti, ma chi decide di uscire fuori, venire allo scoperto, lo fa generalmente dopo un percorso di riflessione e autocoscienza, che è assente nel secondo caso. Per questo, l’outing viene spesso visto come una violenza, che può avere conseguenze anche gravi, sia dal punto di vista personale che sociale: sono molti i paesi in cui essere omosessuale è un tabù, quando non addirittura un reato. E in certi ambienti o settori lavorativi, essere gay o lesbiche può avere pesanti influenze sulla carriera.

Di admin

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