Con un approccio cognitivo-comportamentale Jennifer Ackerman affronta le modalità di comunicazione, gioco e corteggiamento

Gli uccelli sono una classe di animali, di cui si contano oltre 18mila specie (non 10mila come si dice e secondo uno studio recente dell’American Museum of Natural History). La classe dei mammiferi, cui apparteniamo, ne conta un terzo. Il loro successo evolutivo ci sopravanza largamente. Come dice Edward O. Wilson, «quando vediamo un uccello, non significa che li abbiamo visti tutti».

Le diversità, più che le somiglianze, sono la sostanza della vita, come ha insegnato Darwin. Discendendo direttamente dai dinosauri, gli uccelli hanno avuto una storia naturale particolarmente ricca di esperimenti adattativi. Negli ultimi decenni lo studio della biologia e della cultura degli uccelli ha prodotto risultati che provano come alcune capacità comportamentali non siano solo innate, ovvero che alcune specie di questi animali sono dotate di programmi aperti di apprendimento che, quanto a prestazioni cognitive, non hanno nulla da invidiare a quelli dei primati, e grazie ai quali sono in grado di risolvere problemi, usare strumenti, comprendere concetti astratti, riconoscere e distinguere quadri di Monet e Picasso non visti in precedenza, etc.

La mancanza negli uccelli di una neocorteccia – l’area del cervello dei mammiferi dove si trova la memoria di lavoro e dove si pianificano le azioni e si risolvono i problemi – sconcertava e lasciava pensare che ci fosse in quei cervelli qualcosa di speciale. Negli ultimi mesi dello scorso anno sono stati pubblicati sulla rivista Science due studi di rilievo che hanno identificato nel cervello aviario microcircuiti che potrebbero svolgere funzioni analoghe alla neocorteccia dei mammiferi, e che nei corvi rappresentano i correlati neurali di una coscienza sensoriale. Gli autori dei due studi pensano che gli elementi costitutivi della cognizione dei mammiferi e degli uccelli potrebbero essere stati presenti nel loro ultimo antenato comune, circa 320 milioni di anni fa. I cervelli dei mammiferi e degli uccelli si sono evoluti in modo diverso, ma nelle loro capacità percettive e cognitive risultano più simili di quanto si pensasse.

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