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Chiudono le discoteche e obbligo di mascherina dall’aperitivo all’alba

Dopo l’impennata dei nuovi contagi arriva la stretta del governo. Il ministro Speranza: «Bisogna tenere alta l’attenzione del Paese».

ROMA. L’ordinanza del governo alla fine è arrivata: stop al ballo nelle discoteche e in tutti i luoghi pubblici e mascherina anche all’aperto dalle 18 alle 6 del mattino in tutti gli spazi dove si può creare un assembramento. Una decisione nell’aria da giorni, i ministri Roberto Speranza, Francesco Boccia e Stefano Patuanelli fino all’ultimo hanno provato a convincere i presidenti delle regioni a rivedere la scelta di aprire le discoteche che il governo non aveva mai approvato. Qualcuno, come la Calabria e la Basilicata, si era adeguato, Veneto ed Emilia Romagna non avevano chiuso ma avevano dato una stretta.

Ma era ancora troppo poco, per gli esperti del Comitato tecnico scientifico quei locali dovevano proprio essere fermati e Speranza, Boccia e Patuanelli alla fine non hanno avuto alternativa: nonostante i prevedibili ricorsi – subito annunciati dal Silb, il sindacato dei locali da ballo – i tre ministri ieri hanno annunciato lo stop durante una nuova, tesa, videoconferenza con i governatori. La ripresa dei contagi, del resto, crea allarme, Francia e Spagna ormai registrano circa 3mila nuovi casi al giorno. In Italia ieri i nuovi contagi sono sono stati 477, meno dei 629 del giorno di ferragosto, ma a fronte di soli 36.807 tamponi, contro i 53.123 del giorno prima. «Non possiamo vanificare i sacrifici fatti nei mesi passati – spiega Speranza su Facebook – la nostra priorità deve essere riaprire le scuole a settembre in piena sicurezza». Concetti simili a quelli espressi da Boccia in videoconferenza: «Restiamo uno dei paesi più sicuri al mondo: questa condizione non è casuale ma figlia dei sacrifici che abbiamo fatto e che vanno difesi».

La discussione, racconta uno dei protagonisti, è stata «dura»: alcuni, come la Calabria, il Molise e la Basilicata hanno dato subito l’ok. Con il governo si sono schierati anche Lazio, Toscana (Enrico Rossi da giorni chiedeva un atto del governo), Piemonte, Marche, Emilia Romagna, Veneto e Campania. Altri – come Puglia, Liguria e Sicilia – erano dubbiosi, mentre Abruzzo e Friuli Venezia Giulia si sono proprio schierati contro. Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli, ha anche fatto uscire una nota della regione per mettere agli atti la sua contrarietà: «La regione prende atto. A nulla è valsa la richiesta di individuare una mediazione, come l’obbligatorietà delle mascherine sulle piste da ballo». Giovanni Toti, Liguria, avverte: «Non riteniamo di essere in una nuova emergenza sanitaria. Possiamo tollerare queste limitazioni per il ballo ma non ne tollereremo altre».

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Ha studiato all'Università di Torino e ha una laurea in filosofia.

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